Questa pianta, diffusa in tutto il bacino mediterraneo, specialmente in Sardegna e Corsica, può raggiungere un'altezza massima di 3 metri e si adatta bene a terreni poveri e siccitosi, resistendo fino a -10°C.
Le sue bacche sono utilizzate per produrre il liquore di mirto, un simbolo della Sardegna, e per aromatizzare cibi come carne e vino.
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Il mirto bianco, noto scientificamente come Myrtus communis var. leucocarpa, è una variante rara del mirto comune, caratterizzata da bacche di colore bianco o tendenti al bianco, in contrasto con le classiche bacche nere o violacee.
Il mirto nero, scientificamente noto come Myrtus communis, è un arbusto sempreverde tipico della macchia mediterranea, con foglie lucide e aromatiche, fiori bianchi profumati e bacche nere a maturità che persistono sulla pianta da novembre a gennaio.
La storia del centro di San Sperate è antichissima. Il paese, come testimoniano anche i numerosi resti ritrovati, è sempre stato abitato e coltivato: recenti scavi dimostrano che i primi insediamenti umani risalirebbero addirittura al XVIII secolo a.C.
Per quanto riguarda la coltivazione di una pianta di mirto, è importante collocare questa pianta in un terreno estremamente umido, ma con un ottimo livello di drenaggio e il composto deve essere formato da due parti di torba e una di sabbia.
La pianta del mirto ha la particolare caratteristica di prediligere terricci che possono contare su un pH neutro o alcalino. Il mirto si può coltivare in vaso, sopratutto all'interno di luoghi all'aperto.
Il mirto è una pianta rustica e, per tale ragione, riesce ad adattarsi con buoni risultati a tutti quei terreni poveri e siccitosi, ma riesce ad avvantaggiarsi dagli apporti idrici estivi, così come dalla disponibilità di azoto.
Questa pianta, come già abbiamo sottolineato in precedenza, si caratterizza per prediligere i climi caldi, quindi in tutti quei luoghi che sono contraddistinti da autunni e inverni particolarmente rigidi, deve essere coltivata all'interno di una serra.
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